
In una valle rocciosa, alle pendici dell’Etna, si coltiva il pistacchio di Bronte che nasce su un portainnesto “il terebinto” che affonda le sue radici direttamente tra le rocce di pietra lavica, così da essere sempre fresche e trarre le sostanze nutritive.
Sul terebinto, il selvatico, vengono effettuati innesti con varietà di pistacchio di origine orientale, a Bronte si trova la varietà Napoletana, Cappuccia, Insolia e Femminella.
A rendere inconfondibile il prodotto è il suo colore, violaceo all’esterno ed internamente verde intenso, ciò a causa dell’accumulo di clorofilla reso possibile grazie al sole e alle temperature della zona etnea, a questo si aggiunge un aroma intensa concentrata in un chicco di piccole dimensioni.
Il sapore inteso e gustoso è dovuto al suolo lavico poiché dalle radici giungono al frutto le sostanze minerali di cui ne è ricco questo territorio.
Il territorio in cui si coltiva il pistacchio prende il nome in dialetto di “ loco”, l’origine del termine è latina indica che si stratta di un posto degno di rispetto, non è una banale campagna né un giardino.
I contadini rispettano i ritmi della pianta con adeguate potature togliendo le gemme da frutto nell’anno di scarica per evitare che la pianta stessa si indebolisca e si ammali, la raccolta avviene ogni 2 anni solo negli anni dispari. Solo grazie ad un lavoro accurato, passione e impegno puà nascere un frutto così pregiato.